in la morte dei miracoli
lunedì, 18 ottobre 2004

Ecco il primo capitolo della mia prima avventura nel magico mondo del Gdr. Metterla per iscritto mi pare un buon metodo per ricordarla.

 

Prima Notte

I

Sheol sbattè due volte gli occhi e si sedette lentamente, facendo frusciare le lenzuola inamidate che il suo sonno non aveva minimamente ammorbidito un po’ come me. Si alzò dal letto e si passò una mano fra i capelli rossi castani, lunghi fin quasi alle ginocchia e lisci come l’acqua. Si vestì con movenze automatiche, lasciando cadere con noncuranza per terra la camicia da notte di cotone bianco e infilando gli abiti senza pensare agli abbinamenti. Tutti i suoi pantaloni e le sue giacche erano neri, in modo da evitarle l’impiccio di stare a pensare cosa mettersi. La camicia quella sera era viola. Erano settimane che non vedeva un cliente, e quella variazione colorata nel suo monotono abbigliamento voleva forse dire buon umore.
Sheol non era una persona da buon umore. Si riteneva, e a ragione, uno degli esseri più pessimisti sulla faccia del pianeta. Ma sapeva mascherarlo bene. La sua falsa indole allegra, aiutata da un certo fascino che poco aveva a che vedere con la bellezza fisica, era riuscita a renderle abbastanza semplici le relazioni sociali.
Terminato di vestirsi si guardò allo specchio, e vide una ragazza alta e magra un fisico sprecato che dimostrava circa vent’anni, con un tailleur nero elegante ma giovanile Grazie Truji e una camicia viola addosso. Non era né brutta né bella, ma aveva comunque un certo fascino magnetico, il quale, molto tempo prima, le aveva procurato un buon numero di ammiratori. Il fascino risiedeva soprattutto nello sguardo, che lasciava volutamente trapelare un’intelligenza fuori dal comune. Le iridi color nocciola sembravano a volte avvolgere il suo interlocutore, e lei apprezzava molto quel tratto che come i capelli la rendeva così simile a sua madre.
La ragazza uscì dalla sua stanza da letto, la chiuse a chiave e si avviò lungo il corridoio verso il suo studio. Quando viveva ancora col padre quello era semplicemente l’ingresso cosa se ne faceva di un ingresso così grande ma appena l’uomo era morto scomparso lei la aveva riarredata, aveva lasciato la polizia e aveva subito intrapreso la carriera che aveva sempre sognato: quella dell’investigatore privato. Aprì la porta di ingresso e fece per sedersi alla sua scrivania, ma la sua attenzione fu attirata da una busta giallastra che qualcuno aveva chiaramente infilato sotto la porta. Si piegò sulle ginocchia per raccoglierla, evitando di chinarsi per non perdere d’occhio l’ambiente circostante le buone abitudini non si perdono mai e mentre si risollevava notò il sigillo che troneggiava rosso sul fronte della busta. Era inconfondibilmente il sigillo del Principe, e la cosa la incuriosì parecchio. Andò alla sua scrivania, si sedette e aprì la busta con un tagliacarte d’argento.

Fratello,
La invitiamo all’inaugurazione del Drakul,
primo Elysium in Milano.
Si presenti in via della Commenda 7
domani a mezzanotte
E mostri questa lettera all’usciere.

Hermes.

Hermes non è il Principe, pensò Sheol, che peraltro non aveva idea di chi fosse. Il suo secondo pensiero fu: Drakul, che nome cretino. Stava per formulare un terzo pensiero ma il campanello suonò, riportandola alla realtà.
-Avanti- disse, con tono  moderato. Aveva una voce che sarebbe stata bella se non avesse avuto quell'inflessione  acida che nemmeno quando fingeva ottimismo riusciva a smorzare Sembro una vecchia zitella. La porta si aprì ed il suo cliente entrò con passo lento e si diresse verso di lei, richiudendosi l’uscio alle spalle con un elegante gesto della mano.
L’uomo non era alto sono più alta io ma era decisamente atletico ed assolutamente affascinante. Il suo fisico muscoloso era quasi nascosto dall’abbigliamento elegante. Indossava un paio di pantaloni di pelle di ottima fattura e una camicia o molto alla moda o molto anacronistica bianca con le maniche larghe che si richiudevano ai polsi. Teneva i capelli scuri lunghi fino alle spalle ed un pizzetto curato, e questa acconciatura metteva in risalto il suo sguardo se non fossi abituata a Marlin sarebbe spaventoso penetrante.
-Prego, si accomodi- Di solito avrebbe sorriso gentilmente, ma l’istinto le suggeriva di restare seria. L’uomo si accomodò sulla poltrona di fronte a lei, continuando a analizzarmi fissarla. –Mi dica. Perché vuole il mio aiuto?- L’uomo attese qualche secondo prima di parlare, e nel suo disagio la ragazza ammirò la capacità di manipolazione del suo cliente. Sa come incutere rispetto, pensò, analizzando a mente fredda la sua tecnica per impararla e utilizzarla in futuro. La sua capacità di apprendimento e adattamento le avevano sempre dato un vantaggio sugli altri, ma si stupì di come il suo desiderio di imparare avesse scacciato quasi del tutto la tensione lasciando posto ad una tranquilla ammirazione.
-Non mi ha chiesto il mio nome.- Voce perfetta, senza accenti. Sheol inarcò leggermente le sopracciglia.
-Lei vuole dirmelo?- Mantenne il tono neutro, come se avesse chiesto com’era il tempo. Aveva imparato che i clienti con una certa età sulle spalle Anziani avevano spesso reticenze a rivelare la loro identità, e solitamente era meglio… glissare… su quel particolare. Il suo cliente le concesse un sorriso affascinante.
-Vladislav.- Tzimisce Il pensiero la colpì come un treno in corsa. No, non è possibile, considerò. A quest’ora sarei già un comodino. Eppure…
-Piacere. Cosa la porta qui, messer Vladislav?- Nemmeno una piccola esitazione. Sheol si stupì dei propri nervi saldi.
-So che fra i servizi che offre vi è anche il recupero di oggetti antichi.- La ragazza annuì. Lo aveva fatto svariate volte.
-Cosa vuole che le trovi?- L’uomo cominciò a spiegare, senza sbattere le palpebre staccare gli occhi da lei.
- Desidero che lei trovi una punta di lancia che mi è stata sottratta molto tempo fa, ai tempi delle crociate.- Sheol annuì, incassando lo schiaffo morale. In fondo ci era abituata.
-Chi glie la ha sottratta?-
-Il suo nome è Vykos. Si tratta di uno Tzimisce.- Sheol sorrise, apprezzando il modo di arrivare dritto al punto di Vladislav. Decise di ricambiare il favore.
-E questa punta di lancia… Devo solo trovarla… O devo anche recuparerla? Io so molto poco degli Tzimisce- aggiunse –Ma dalle voci che girano parrebbe che entrare nel loro rifugio senza invito equivalga a diventare parte integrante della tappezzeria.- Accompagnò la frase ad un sorriso scherzoso, ma in quel momento l’ultima cosa che aveva voglia di fare era ridere. Avrebbe dovuto rifiutare, e lo sapeva benissimo. Eppure l’incarico la incuriosiva parecchio. Senza contare che era al verde. Vladislav ricambiò il sorriso scherzoso.
-Beh… Non so molto sui Tremere. Ma dalle voci che girano parrebbe che accettino ogni incarico, al giusto prezzo.- Il sorriso di Sheol si allargò. Maledizione, pensò quest’uomo mi piace, sto per cacciarmi in un guaio senza precedenti.
-Nel mio caso le voci sono vere- disse. Il volto di Vladislav tornò serio.
-Bene. Per il momento, desidero che lei la trovi.- Sheol annuì di nuovo. Rifiuta l’incarico, le disse il suo buon senso. Rifiutalo…
-Accetto l’incarico. Ha qualche informazione che potrebbe essere utile sull’oggetto e sull’attuale proprietario?- Ancora una pausa prima di parlare. La ragazza ne approfittò per accendere il computer, che fino a quel momento era rimasto in silente attesa.
-So che Vykos ha un rifugio qui a Milano- cominciò, mentre le dita di Sheol scorrevano agili sulla tastiera.
-Fa parte del Sabbat?- domandò la ragazza, senza staccare gli occhi dal monitor.
-Sì.- Naturalmente. Mai scordarsi che siamo in guerra.
-Questo può esserci utile.- Con la coda dell’occhio vide il suo cliente assumere quella che sembrava un’aria soddisfatta.
-Inoltre ho dei disegni che raffigurano la mia arma.- Sheol indicò la scrivania con una mano, continuando a scrivere con l’altra. Da tempo aveva smesso di prendere direttamente oggetti dalle mani dei clienti. Non riuscì a capire se Vladislav avesse apprezzato o no quella prassi, comunque fosse l’uomo appoggiò sul tavolo un piccolo fascicolo di pergamena ingiallita. La ragazza ringraziò, e domandò se c’era altro. L’uomo scosse leggermente la testa.
-No, ma se verrò a sapere qualcos’altro non mancherò di informarla.- Altra pausa -Dobbiamo stilare un contratto?- Sheol scrollò le spalle.
-Come preferisce. Solitamente seguo la prassi della Camarilla, e mi baso sulla parola.- Questa volta fu lei ad aspettare a formulare la domanda, che già aleggiava nell’aria. -La sua parola è affidabile?- Per un attimo lo sguardo dell’uomo si incupì.
-Certo.-
-Allora non c’è bisogno di stilare un contratto- ribattè lei con tono pratico. Lui appoggiò qualcosa di piccolo sul fascicolo di pergamene. Un biglietto da visita.
-Se vorrà contattarmi.- Detto questo si alzò e con poche gentili parole di commiato lasciò l’appartamento.
Solo dopo che l’uscio si fu chiuso Sheol osò amplificare i suoi sensi. Sentì chiaramente i passi dell’uomo lungo le scale, ma non era quello ad interessarla. Annusò l’aria. Leggero e quasi impercettibile nonostante i suoi sensi fossero ormai inumani, proveniva dalla poltrona di fronte a lei il familiare odore della terra.

II

Sheol aveva sempre definito quell’ingresso alla Cappella Tremere di Milano come “ingresso per il personale”. Il lungo corridoio scendeva nelle viscere della terra, tanto che ci voleva quasi mezz'ora a raggiungere la Cappella, ed era in quei frangenti che lei apprezzava il fatto di non stancarsi. Salutò il pelatone una garguglia che le piaceva particolarmente e che aveva il sospetto non fosse decorativa come le altre mentre attraversava l’arco a sesto acuto che immetteva all’interno della Cappella. Voleva andare in biblioteca a cercare qualcosa di più esaustivo sugli Tzimice, sulla punta di lancia (aveva già letto le pergamene almeno tre volte prima di decidersi ad uscire di casa, ma a parte molti disegni e dettagliate descrizioni non contenevano nulla di realmente utile) e, se la fortuna la assisteva, su un presunto Tzimice di nome Vladislav sarà un nome comune tra gli Tzimice? corrispondente alla descrizione del suo cliente. Aveva una brutta sensazione ma non osava dare corpo ad i suoi timori, quindi avrebbe affrontato la cosa con metodo scientifico. Si diresse a passo celere verso la biblioteca, camminando con sicurezza nei familiari corridoi. Solo da poco aveva avuto il permesso di tornare a dormire a casa sua, dopo vent’anni di addestramento intensivo in quel luogo di misteri.
Aprì il portone di bronzo che portava alla biblioteca e varcò la soglia. Lo spettacolo era splendido, anche dopo anni di nottate trascorse allo stesso tavolo a studiare. Chissà se me ne stancherò mai, pensò mentre il suo sguardo scorreva ammirato sulle migliaia di volumi lì gelosamente custoditi. Ripassò mentalmente gli scopi che si era prefissata per quella sera e improvvisamente la assalì un senso di urgenza. I libri erano migliaia e lei aveva poco tempo. Non poteva certo lasciarsi assorbire dalla bellezza del luogo frequento troppi Toreador e farsi distrarre così scioccamente. Cominciò dalla sezione dove presumibilmente avrebbe trovato qualcosa sugli Tzimice, e poco dopo sedeva al suo tavolo soddisfatta dalla velocità con cui aveva trovato ciò che le serviva, con tre volumi aperti davanti a lei. Lesse per qualche ora, fino a che la spiacevole e familiare sensazione di pizzicore alla nuca le annunciò che qualcuno la stava osservando. Sollevò gli occhi dal libro per vedere il bibliotecario che, in piedi accanto ad uno scaffale, stava effettivamente guardando dalla sua parte. Sheol sorrise cordialmente e chinò la testa in un saluto rispettoso. Come ultima ruota del carro Apprendista del Primo Circolo doveva fare così con tutti quelli che incontrava, ma con lui a maggior ragione, poiché faceva parte del Settimo Circolo di apprendisti, una carica che un Tremere poteva mantenere per tutta l’esistenza se non gli veniva affidata la Reggenza di una Cappella, ed era un’onorificenza che comportava un livello di padronanza della Taumaturgia che lei in quel momento nemmeno immaginava di poter mai possedere. Il bibliotecario si avvicinò. Era un ometto basso, e da quello che sapeva lei erano anni che non lasciava la Cappella… Secoli, dal modo di vestire. Difatti Aldous (questo era il suo nome) indossava una tonaca da monaco ed aveva la testa rasata nell’acconciatura che lei aveva visto solo nel film “Il nome della rosa”. La ragazza non disse nulla, e lasciò che il monaco osservasse i libri che stava leggendo. La prassi (per fortuna quasi mai rispettata in quella che era definita una “Cappella di Guerra”) imponeva che gli appartenenti ad un circolo più basso non potesse rivolgere per primo la parola ai suoi superiori, ed in quel momento Sheol aveva una gran voglia di rispettare la prassi.
-Come mai gli Tzimice?- domandò Aldous con il consueto mormorio. Lui non alzava mai la voce. Non ne aveva bisogno.
-Ho accettato un lavoro- rispose lei, mostrando le pergamene che Vladislav le aveva lasciato come un tempo avrebbe fatto con il tesserino della Polizia di Stato. –Devo trovare questa, e pare che ce l’abbia uno Tzimisce….- Il bibliotecario annuì pensoso, ma non fece commenti, e Sheol tirò un mentale sospiro di sollievo. Non c’erano rimostranze dalle alte sfere.
-Chi è il tuo cliente?- domandò gentilmente il monaco. Lei scrollò le spalle, cercando di non dare a vedere i suoi dubbi in proposito.
-Un certo Vladislav.- Il volto del bibliotecario si rabbuiò –Devo richiamarlo e rifiutare?- si affrettò a chiedere Sheol. Il suo superiore scosse leggermente la testa.
-No. Ma cerca di scoprire qualcosa su di lui. Potrebbe essere degno di interesse.- Sheol annuì, e decise di confermare i suoi sospetti sul clan del suo cliente. Essere coinvolta in una lotta personale tra due Demoni non era proprio quello che avrebbe chiesto dalla vita se avesse potuto, ma del resto hai voluto la bici, ora pedala ormai aveva ricevuto anche un incarico da un superiore che le imponeva di continuare quell’indagine.
-Potrei sapere se c’è qualcosa di più su quest’arma tra i nostri libri?- domandò poi con cortesia –Mi è parso di capire che sia un oggetto speciale.-
-Devo cercare- rispose lui –Ti farò sapere. Se riesci a recuperarla, portala in Cappella prima di restituirla al tuo cliente- Sheol prese quella risposta come un gentile rifiuto. Probabilmente i poteri di quell’arma facevano parte delle Mille Cose che Non Ti Sono Date Di Sapere informazioni riservate alle alte sfere. –Inoltre se mi dai una lista delle cose che ti servono per la prossima volta, te le faccio trovare pronte.- Tutta quella gentilezza lasciò Sheol per un attimo disorientata, ma fece presto a riprendersi. Compilò un foglio per il bibliotecario e glie lo porse.
-Grazie per l’interessamento- disse, cercando di suonare il meno sarcastica possibile. Aldous le rispose con un sorriso mesto e si allontanò a passi lenti. La ragazza emise un mentale sospiro di sollievo prima di tornare all’opera. Più andava avanti a leggere e più si sentiva male. Se fosse finita tre le mani di quel Vykos le sarebbero capitate cose orrende.
Uscì dalla Cappella molte ore dopo, con la testa che le pulsava dolorosamente. Tirò fuori dalla borsa il cellulare e compose velocemente un numero. Non teneva una rubrica registrata per evitare che risalissero ad i suoi contatti troppo in fretta, ed aveva impostato il telefono in modo che le chiamate effettuate e ricevute non venissero memorizzate. Lei non aveva comunque bisogno di scrivere i numeri sul telefono. Aveva una memoria perfetta ed un archivio così ingarbugliato che solo lei e qualche Malkavo erano in grado di reperire informazioni in tempo utile.
-Pronto?- la voce del suo ghoul non si fece attendere.
-Christian.- Un mugolio sommerso seguito da un rumore sgradevole di ossa rotte seguirono l’affermazione della Tremere.
-Sheol. Cosa hai bisogno?-
-Che stai facendo Chris?- chiese la Tremere con la voce paziente di una mamma che scopre il figlio a fare qualcosa di sbagliato. Christian possedeva una ben avviata e remunerativa agenzia investigativa, ed era un abile detective oltre che un cecchino di prim’ordine. Sheol lo aveva selezionato tra quattro fra i migliori investigatori della città.
-Sto interrogando una persona.-
-E’ proprio necessario spaccargli le ossa?- Silenzio imbarazzato. Christian faticava a comprendere come un mostro che beve sangue tutte le notti avesse più scrupoli morali di lui. –Lascia perdere, ho bisogno che tu domani in giornata faccia una ricerca.-
-Tutto quello che vuoi.-
-Cercami tutte le grandi case che sono state affittate o comprate negli ultimi cinque anni a Milano.-
-Saranno tantissime, Sheol!-
-Tu fallo e basta. Devono essere case lussuose, ed evidenzia quelle che hanno cantine e sotterranei più grossi del normale.- Era solo un tentativo, ma da qualche parte avrebbe pur dovuto cominciare. –Inoltre cerca anche per commissioni di sofisticati sistemi di sicurezza.- Sentì il familiare rumore di una stilografica che graffia la carta. Non aveva ancora capito perché il suo ghoul si ostinasse a scrivere solo con quella vecchia penna arrugginita.
-Altro?- Tanto valeva andarci giù pensanti.
-Acquisti o importazioni di grossi animali. Cani da guardia o roba esotica… Cose del genere.-
-Stai dando la caccia a qualche ricco paranoico?- Sheol sorrise tra se e se.
-Diciamo di sì. Una volta avuti i nomi delle persone che hanno fatto tali acquisti, indaga su di loro. Se sono prestanome devono lavorare comunque per la stessa persona…-
-Domani alle nove avrai tutto.- Sheol riagganciò. Christian era molto efficiente e la ragazza era sicura che avrebbe trovato tutto ciò che cercava. Si stiracchiò e salì in macchina. Era ora di andare a riposare.

 


Stella Caduta Da Un CieloAmaranto Alle 10:52
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in la morte dei miracoli
domenica, 17 ottobre 2004

Questa è una fanfiction su Vampire The Masquerade. Di solito non prendo in prestito mondi o personaggi creati da altri, ma è stata la mia prima avventura di GdR giocata con il mio primo personaggio, e penso che un blog sia il posto più appropriato per pubblicarla. Il primo capitolo lo inserirò tra oggi e domani...

Il canovaccio della storia e molti dei personaggi sono stati creati dal mio ragazzo. I personaggi di Trujillio, di B, di Ruthven, di Johnny, di Nyarlatotepek, Gorkji e del Molletta sono stati creati dai miei amici. Scusa Kappe, ho eliminato l'anatema dei barboncini. Il tutto è visto con gli occhi del mio personaggio. Modificherò alcune parti della storia per renderla più leggibile e interessante...


Stella Caduta Da Un CieloAmaranto Alle 11:03
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..Cielo..

CieloAmaranto, come il cielo al tramonto quando le nuvole si tingono di una intensa tinta rosso sangue ed il sole diventa enorme ed infuocato. Un cielo vivo, intenso e libero.

Un Bardo Errante, che viaggia per le Terre del Sogno e porta indietro Storie.

i'm in ravenclaw!
Un Ingegno Smisurato Per Il Mago E' Dono Grato


"The only difference between me & a madman is that I am not mad."
-Salvadore Dali

"And ye shall know the truth and the truth shall make you mad."
-Aldous Huxley

(Non ho potuto resistere...)

..Scritto Tra Le Nubi..

              

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla

Francesco Guccini

For I have always been a seeker, a dreamer, and a ponderer on seeking and dreaming; and who can say that such a nature does not open latent eyes sensitive to unsuspected worlds and orders of being? Now that I am trying to tell what I saw I am conscious of a thousand maddening limitations.
Things seen by the inward sight, like those flashing visions which come as we drift into the blankness of sleep, are more vivid and meaningful to us in that form than when we have sought to weld them with reality. Set a pen to a dream, and the colour drains from it. The ink with which we write seems diluted with something holding too much of reality, and we find that after all we cannot delineate the incredible memory. It is as if our inward selves, released from the bonds of daytime and objectivity, revelled in prisoned emotions which are hastily stifled when we translate them.
In dreams and visions lie the greatest creations of man, for on them rests no yoke of line or hue. Forgotten scenes, and lands more obscure than the golden world of childhood, spring into the sleeping mind to reign until awakening puts them to rout. Amid these may be attained something of the glory and contentment for which we yearn; some image of sharp beauties suspected but not before revealed, which are to us as the Grail to holy spirits of the medieval world. To shape these things on the wheel of art, to seek to bring some faded trophy from that intangible realm of shadow and gossamer, requires equal skill and memory. For although dreams are in all of us, few hands may grasp their moth-wings without tearing them.

H.P.Lovecraft, The Night Ocean

..Amo..

I miei Sogni. Diventare ciò che Voglio Essere. Gli Amici Veri. Il mio Unico Amore. La Musica. Scrivere. L'Arte In Tutte Le Sue Forme. L'Antichità. I Celti. Disegnare. I Vampiri, Da Tempo Immemorabile. Giocare di Ruolo(Il Vecchio World of Darkness, Dragonlance)e Ovviamente Narrare Ovvero Masterizzare. Il Cinema. Il Medioevo. Recitare. Il Teatro. Le Leggende. Le Favole. La Mitologia. Il Gotico. L'Antropologia. Viaggiare. Praga. La Frenesia Del Vagabondo. La Fantasia.

..Odio..

Chi mi Giudica per Come mi Vesto. Chi Pensa che io Sia una Deviata Adoratrice del Demonio solo perchè Ascolto Metal e Gioco di Ruolo. Chi Commenta i miei Capelli. i Razzisti. gli Ipocriti. le Masse. Chi Crede a Tutto Quello che Dicono i Telegiornali. Lucignolo. Chi Giudica Senza Prima Essersi Informato. Chi Non Ammette I Propri Errori. Chi dà Consigli Scontati. le Frasi Fatte. i Falsi Amici. Le Persone Non Trovando dei Valori in cui Credono Davvero si Uniformano ai Valori che gli Vengono Inculcati Senza Pensare Se Siano Giusti. i Dogmi .

..Leggo..

Manga. Clamp. Berserk. Horror. Rinnovata Passione Per Poe E Lovecraft. Anne Rice. Stephen King. Tragedie Greche. Antigone. Commedie Greche. Le Rane. Le Nuvole. Commedie Latine. La Casa Del Fantasma. Fantasy Di Ogni Tipo. Tolkien. La Saga Di Dragonlance. S. Luk'janenko e le sue Guardie. La Serie della Torre Nera. La Serie dell'Inquisitore Eymerich. Neil Gaiman.  Romanzi Storici. Umberto Eco. La Famiglia. Memoriale Del Convento. Favole. Andersen. Calvino. Edipo. I Cosiddetti Classici. Poesie. William Blake. Leopardi. Dante. Racconti Originali. Molto altro ancora...

..Ascolto..

Blind Guardian. Nightwish. Korn. Lacuna Coil. Slipknot. System Of A Down. Diary Of Dreams. Within Temptation. Time Machine. Cradle Of Filth. Angra. Metallica. Haggard. Rhapsody. Lacrimosa. Depeche Mode. Kent. The 69 Eyes. Theatre Of Tragedy. After Forever. Musica Celtica. Loreena McKennitt. Molto altro ancora...

..Desidero..

Riuscire a Laurearmi. Tornare in Irlanda. Fare un Lungo Giro della Nostra Italia. Andare a Vivere Con il Mio Amore. Pubblicare il Romanzo che sto Scrivendo con Lui. Ritrovare cose Vecchie Mantenendo quelle Nuove. Essere Più Tollerante. Vedere un altro Concerto dei Blind Guardian. Terminare il Sito di La Torre Di Vetro con LanAwnShee. Non Piangere Più. Andare Sull'Isola Che Non C'è. Non Smettere Mai di Credere Nelle Fate. Non Diventare Mai Noiosa.

Il Mio Orizzonte

Il Sonno Della Ragione...
Ovvero:
La mia Isola che Non c'E'.
Il Mio Paese Delle Meraviglie,
Il Mio Regno di Oz,
I miei Reami Dimenticati,
La Mia Terra di Mezzo,

Sotto Un Cielo Amaranto.

Un Patetico Tentativo Di Sgarbugliare i Fili Della Mia Esistenza...
Un Egocentrico Omaggio Alla Mia Mente Contorta.

Sotto il Mio Cielo

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Per Aspera Ad Astra Version

Bisogno di rinnovo, ritorno alle tre colonne.
Dedicato alla splendida canzone degli Haggard.

La Legge Celeste

Considerato che ultimamente il mio blog è preso d'assalto da commenti inutili ho deciso di mettere tre semplici regoline.

1-Niente pubblicità o propaganda politica. L'unica pubblicità ad altri blog che voglio ce la metto da sola, idem per l'eventuale propaganda.
2-I commenti devono essere inerenti all'argomento del post.
3- I commenti devono essere scitti in italiano decente. Niente "x", "k" ed affini, non stiamo giocando ai piccoli crittografi.

Patti chiari, amicizia lunga.

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