
in le altre me
mercoledì, 27 aprile 2005
Questo bg è stato scritto in fretta e furia per una oneshot Giovanni, che poi ha rischiato di diventare un appuntamento fisso... Ho giocato questo personaggio solo due volte, ma voglio ricordarla lo stesso...
Figlia di un magnate dell'industria dei trasporti, la piccola Arianna è cresciuta fra il rombo dei motori,
a causa dell'amore del padre per le moto da corsa, delle quali possedeva una grossa casa costruttrice.
Così Arianna all'età di quindici anni cominciò a fare parte di varie bande di motociclisti e studiò i difetti
delle moto della sua ditta spingendo i suoi compagni a gare estreme che spesso portavano ad incidenti mortali.
Il padre stimolava questa passione della figlia, sapendo che un giorno lei sarebbe stata la sua erede. Ma quel giorno giunse più presto di ciò che si aspettava. Mentre la ragazza ormai ventiduenne era con la sua banda a gareggiare con un gruppo di rissosi camionisti Michele Giovanni veniva assassinato nella sua abitazione.
Al suo ritorno Arianna trovò la polizia e suo zio Francesco, il quale le diede la brutta notizia.
Da allora la sua vita subì una brusca svolta. Dovette accollarsi la responsabilità di mandare avanti buona parte dell'industria locale dei trasporti, e si rese conto quanto si poteva imparare da una città solo sapendo cosa ne entrava e ne usciva. Suo zio Francesco aveva avuto l'incarico da suo padre di controllare che andasse tutto bene
e di affiancarla nelle sue decisioni finanziarie. E non solo.
Una notte suo zio le diede l'Abbraccio, e Arianna ebbe il benvenuto dalla reale anima della famiglia Giovanni.
Da allora il suo lavoro nel campo dei trasporti fu ancora più utile sia a lei che alla famoiglia. Oltre che una buona fonte di informazioni sui vivi, Arianna imparò ad utilizzare quelle sui morti. Cominciò a tenere il registro di coloro che avevano perso la vita a causa di incidenti stradali in cui erano implicate le moto di sua produzione. E dopo aver interrogato i morti per migliorare la qualità dei suoi prodotti il controllo dell'anima passava allo zio Francesco, che lavorava per il grande scopo familiare della raccolta delle anime.
Arianna dava il suo contributo continuando a fomentare le risse e le gare pericolose fra motociclisti. Assecondò la sua anima agguerrita e diventò una combattente professionista, contando sul fatto che gli uomini tendono a sottovalutare l'aggressività di una ragazza. Così cominciò a guidare le spedizioni punitive dello zio Francesco con il risultato che altre anime venivano aggiunte al suo registro.
Inoltre... L'assassino di suo padre doveva essere punito. Francesco pensava che tutto fosse stato organizzato da un altro clan di Vampiri, gli assamiti. Ma non si riusciva a risalire al vero mandante, se ce n'era uno.
Ma una volta trovato lei avrebbe fatto in modo di spezzargli tutte le ossa una ad una.
in le altre me
martedì, 01 marzo 2005
Da un po' che non inserisco altri background, e ne ho tanti...Mestizia è un personaggio a cui sono molto affezionata. (come a tutti i miei pg, del resto), anche se la ho giocata poco. E' stato il mio primo personaggio fisso per un live di Dark Ages:Vampire. Dato che di solito Dark Ages lo masterizzo e non lo gioco, ho deciso di fare un Cappadocio, che nelle Notti Moderne è stato sterminato da quei... dei Giovanni... Bene, vi lascio con la sua storia (perchè mai non mi lascia lo spazio per i capoversi? Va beh, amen. No, ora lo fa. bene.). Mestizia, figlia bastarda del giovane signore di una piccola città e di una guaritrice, condusse una vita povera fra i campi fino al suo quattordicesimo anno di vita. Il padre, sposato con una donna molto più vecchia di lui, cercava di passare più tempo possibile con sua madre, rimasta vedova a quindici anni, e riconobbe la figlia in segreto per poterle un giorno assicurare almeno delle nozze decenti. Ma durante la quattordicesima estate di Mestizia imperversò la Peste.
La Morte Nera camminò per le strade del villaggio fino a che l'ultimo abitante fu decimato. La madre della ragazza morì durante il delirio della figlia, la quale vide uno splendido angelo pallido dalle grandi ali nere accarezzare il volto della donna agonizzante sino alla sua dipartita, per poi voltarsi verso la ragazzina, che vide il volto della Morte e se ne innamorò. La pregò di prendere anche lei, ma ebbe in risposta un triste cenno di diniego. Mestizia non ricordò mai tristezza più grande.
La giovane Mestizia, dopo essere faticosamente guarita da quella febbre delirante, si diede da fare per utilizzare le conoscenze nel campo delle erbe mediche che sua madre le aveva trasmesso prima di andarsene, ma in non potè fare altro che osservare impotente come la Morte agiva, e così molto umilmente decise di smettere di combattere contro quello splendido angelo e decise di diventarne l’osservatore. Fu con grande ammirazione che la ragazzina seguì tutti i diversi sintomi e i decorsi con cui la malattia portava via la vita dei suoi cari. Infine solo la piccola Mestizia e pochi altri che evidentemente erano abbastanza forti da guarire da soli vennero rifiutati dalla Morte.
La ragazzina passò una intera settimana seppellire le innumerevoli vittime della pestilenza in una enorme fossa comune su cui poi piantò un alberello di noce.
Ben sapendo che non sarebbe sopravvissuta da sola se non avesse aguzzato l'ingegno, e che morto il padre ed i suoi eredi purosangue lei era per diritto divino la nuova signora del paese, la ragazzina una notte razziò tutto ciò che si poteva dire di valore nelle abitazioni dei suoi compaesani morti e bruciò il resto, lasciando le case vuote pronte per essere occupate da coloro che volevano una terra da lavorare.
Dopo di che prese l'asino di sua madre ed andò alla città vicina, ove vendette tutto ciò che aveva racimolato al mercato nero, per poi andare a reclamare ufficialmente il suo diritto di successione dal vasallo di suo padre, che non potè fare altro che rispettare la volontà di Dio, ma le impose di sposare uno dei suoi figli cadetti. Piacevolmente sorpresa nel constatare che il prescelto era un perfetto idiota, la ragazza si sposò in città e tornò a casa con molti soldi ed un marito.
Tornata al suo castello Mestizia riuscì in poco tempo a portare le sue terre a un livello di ricchezza mai sperimentato prima, anche grazie ad una serie di attività notturne che la giovane signora portava avanti in segreto e che le permettevano di tenere le basse le tasse.
Con l’alibi di una forte devozione difatti la ragazza si concedeva al marito solo nei periodi di certa fertilità e le restanti notti gli faceva credere di essere chiusa nella sua stanza. Naturalmente la verità era ben diversa. Difatti durante la notte la ragazza aveva preso l'abitudine di vagare sui numerosi campi di battaglia che circondavano il suo paese per depredare i cadaveri dei soldati, i quali portavano quasi sempre dei ninnoli addosso, e rivendeva gli oggetti al mercato nero. Quelle distese di caduti le ricordavano la fossa di cadaveri uccisi dalla pestilenza, e lei adorava ammirare i capolavori che la Morte riusciva a creare. Attraverso di essi poteva rivedere il suo angelo, e lei desiderava comprendere a fondo quale fosse il suo modo di operare.
Nella vita desolata di Mestizia, quello era il massimo della Bellezza ottenibile da Madre Natura: la Bellezza della Morte.
Giunse infine il giorno in cui la fanciulla dovette sostenere un’altra prova che le concesse una nuova comprensione dei meccanismi della vita: si trovò a doverla creare lei stessa. Infine il seme di suo marito aveva attecchito, e per nove mesi la ragazza studiò il miracolo della vita che cresceva nel suo ventre. Il parto fu un’esperienza desolante per Mestizia. Il dolore fu così forte, e durò così a lungo, che la ragazza si trovò a delirare di nuovo, e di nuovo vide il suo angelo scendere verso di lei, proprio nel momento in cui il bambino nasceva, seguito da un fiume di sangue. La ragazza sentì la vita scorrere fuori dal suo corpo, e tese la mano verso quel volto bellissimo. Ma la Morte scosse di nuovo la testa con aria triste, e la fanciulla visse.
Pochi giorni dopo Mestizia venne di nuovo baciata dalla fortuna: il marito fu chiamato per andare in guerra, e la ragazza si ritrovò libera di agire indisturbata.
Una notte, mentre staccava il dito di un soldato per estrarre senza difficoltà l'anello che portava, la ragazza si accorse di non essere sola. Un uomo in veste religiosa si aggirava per il campo, come in cerca di qualcosa.
La ragazza si acquattò in fretta fra i cadaveri, quasi seppellendosi sotto un corpo decapitato e coprendosi il volto con i suoi lunghi capelli scuri, certa che così non sarebbe stata scorta. L’uomo non sembrava essersi accorto di lei. Quando le passò vicino, la ragazza potè constatare che era proprio un prete, il cui bel volto era così pallido che le ricordò dolorosamente quello del suo angelo, facendole battere forte il cuore dalla gioia. In quel momento gli occhi del prete si posarono su di lei, e nonostante fosse buio pesto fu certa che per un secondo i loro sguardi si fossero incrociati..
La notte successiva Mestizia ricevette una visita dal ricettatore a cui era solita vendere i suoi tesori, il quale le diceva che aveva ricevuto la richiesta di un tipo particolare di merce e che il suo cliente sapeva che lei poteva procurargliela. Così gli aveva chiesto di mettersi in contatto con lei e fissargli un appuntamento.
Mestizia partì per incontrare il suo nuovo cliente. La giovane non fece fatica a dissimulare la sorpresa nel constatare che il cliente in questione era il misterioso prete, e nemmeno nel sentire che la merce in questione erano effettivamente svariati pezzi di cadaveri ancora freschi: in fondo era abituata a mantenere una facciata di rispettabilità tale che i suoi sudditi nemmeno sospettavano dell'amore morboso che la loro signora nutriva nei confronti della Morte, cosa che le sarebbe di certo costata l'accusa di stregoneria. Mestizia accettò il lavoro soltanto dopo che si fu accertata che il suo cliente fosse in una situazione ancora più precaria della sua.
Col continuare di quella strana relazione professionale, durante la quale la ragazza si dimostrò in grado di reperire qualsiasi parte del corpo di un morto, fresco o vecchio di anni, e di utilizzare conosenze dell'erboristeria e dell'anatomia degne di uno studioso, Mestizia e Padre Iustinus finirono per andare molto d'accordo, tanto da passare notti intere a discorrere dei vari aspetti della Morte, e Padre Iustinus divenne il confessore personale della fanciulla, aiutandola a mantenere quella fama di donna devota che la rendeva amatissima dai sudditi . Inoltre Padre Iustinus insistette per insegnare alla fanciulla a leggere e a scrivere, e poichè l'allieva era molto intelligente e desiderosa di imparare lezioni più complesse seguitarono a quelle più semplici.
La notte in cui compì vent'anni Mestizia vide per l’ultima volta il suo angelo.
Quella notte Padre Iustinus prese la sua vita, e la portò fra le braccia del Clan Cappadocio. Di nuovo la ragazza sentì la sua vita scorrere via col sangue e di nuovo vide quell’essere lucente dalle nere ali. Ma questa volta era certa di non stare delirando. Tese la mano vesto l’angelo, mentre sentiva la sua anima tendersi con desiderio verso di lui. L’angelo scosse per la terza volta la testa, ma questa volta con aria greve e sguardo severo. Mestizia sentì chiaramente la sua anima gridare dal dolore, mentre il suo corpo si richiudeva su di lei come una gabbia rifiutando di lasciarla andare. L’angelo spiccò il volo ed accecata dal dolore Mestizia fu sopraffatta da una rabbia disumana, conobbe il lato oscuro che per sempre avrebbe cercato di tenere sotto controllo, fece conosenza con la sua Bestia.
Tornata in sè, dopo che i suo sire le ebbe spiegato cosa era diventata, la ragazza prese una decisione. Se l’angelo la aveva rifiutata c’era stato un motivo e stava a lei scoprirlo. L’unico modo che aveva era analizzre gli indizi che esso le lasciava studiando l’essenza stessa della Morte, ed abbracciò con passione il Sentiero delle Ossa.
Passarono gli anni nel suo sonnolento paesino, e l'alberello di noce divenne una pianta secolare.
Mestizia continua a dimorare negli ampli sotterranei segreti del suo castello per poi uscire la notte e carpirne i segreti, mentre l'attuale signore del villaggio dorme sicuro nella sua stanza chiusa a chiave.
in excursus, le altre me
domenica, 23 gennaio 2005
LanAwnShee ha scritto:
Questo pomeriggio ho letto i nuovi post, ma non ho risposto subito perchè io ero completamente ignorante sui giochi di ruolo (ora lo sono ancora, ma un po' di meno spero! ^^), e non avrei nemmeno saputo cosa scrivere. Tieni conto che fino a qualche ora fa ero anch'io una membra del club di ignoranti per cui Magic è un gioco di ruolo (ti prego, non cazziarmi anche tu, ci ha già pensato l'autore del sito su cui mi sono documentata a tirarmi le orecchie... T_T)... Del resto, immaginavo che avrei fatto una figura del genere se avessi parlato senza sapere nulla, per questo mi sono guardata un po' in giro per capirne di più. Ora ho capito che i Giochi di Ruolo non sono quello che credevo che fossero, ma non ho ancora molto chiaro il loro funzionamento. Visto che tu sei appassionata, chiedo a te delucidazioni! ^^
Putroppo nessun sito spiega papale papale cosa sia effettivamente un gioco di ruolo: è più facile trovare spiegazioni su cosa non lo è. Immagino sia perchè è più facile capirlo vedendolo giocare, ma io che non ne ho la possibilità sono un po' in difficoltà... da quello che ho capito (non so se è giusto) giocare a giochi di ruolo è come creare una storia a più mani, diciamo, qualcosa che sta a metà tra un'improvvisazione teatrale e la stesura di una storia... ci sono andata vicino? Immagino che poi ogni gioco abbia i suoi meccanismi, ma in generale è così? Continuando, sempre per quello che ho capito, ogni giocatore impersona un personaggio. Ma chi è che decide il personaggio, il giocatore stesso? Il gruppo? C'è poi la figura del Master (sempre se non mi ricordo male): ecco, anche qui non ho chiare alcune cose. Ho letto che il Master è un po' lo "sceneggiatore - capo" (passami i termini...^^') cioè colui che tira un po' le fila della storia. Però ho letto anche che i personaggi della storia devono agire per quello che è il loro carattere. Per cui non capisco: come si armonizzano le due cose? Cioè, il Master fino a che punto può decidere come deve andare la storia, e viceversa, fino a che punto è libero di agire il personaggio. Leggendo i due background (è giusto dire così?^^) che hai inserito, mi viene da pensare che il Master funzioni un po' da "fato"... nel senso, lui proponga delle situazioni e poi dev'essere il personaggio a muoversi, e da ciò che decide il personaggio poi il master si inventi nuove situazioni ecc...
E' così?
Nonostante abbia molta confusione in testa, mi sembra una cosa molto affascinante! Del resto a chiunque piaccia usare la fantasia - credo - un simile gioco risulterebbe perlomeno interessante!
Ultima domanda, più pratica: in alcune definizioni generali di gioco di ruolo, ho letto che per giocare bisogna essere in gruppo, ok, e avere carta e matite... ma praticamente, come le si usa? E questo "armamentario" vale per tutti i giochi, oppure per alcuni è previsto l'utilizzo di - che so - dadi o roba simile?
Scusa la marea di domande! Del resto, sei tu che mi hai messo questa curiosità addosso! ^^
E io come faccio a non rispondere? Sono contenta che qualcuno invece di pensare subito "questa è andata" si interessi. Io ador giocare, sia perchè amo recitare (fatto scuola di teatro e dizione) sia perchè è un ulteriore modo per utilizzare la mia forse troppa fantasia... Rispondo cercando di essere sintetica (so che è una battaglia persa)perchè l'argomento è vasto e davvero si fa prima a fare che a spiegare. Allora. Per giocare di ruolo prima di tutto ci vuole un gruppo. Poi si decide il Master (detto anche Narratore nei giochi come Vampiri o Changeling).
Al Narratore va il compito di "far giocare" il gruppo. Ogni giocatore farà un personaggio con le sue caratteristiche le sue capacità e le sue inclinazioni morali (gli "allineamenti" in D&D, natura e carattere in Vampire) e in base a queste il Narratore crea la storia, che praticamente è: cosa accadrà ai personaggi. A seconda del gruppo e del gioco si possono fare praticamente tutte le trame che si desiderano. Il Narratore crea anche i peronaggi Non Giocanti (o PNG. Il GdR è pieno di sigle per abbreviare...), cioè quelli che i giocatori coi loro PG (Personaggi Giocanti) incontreranno. Il Narratore deve fare la trama in modo da far agire i personaggi come vogliono (ovviamente sa come potrebbero comportarsi, ma deve tenersi pronto a qualsiasi cosa) quindi io per esempio più della trama faccio dei canovacci. Altri per esempio usano i diagramma di flusso (i personaggi incontrano tizio. Ci parlano? Si o no. Se sì avranno queste info. Se no potranno fare in questo modo...) cercando di comprendere più ipotesi possibili. Altri scrivono la storia e cercano di farla seguire ai pg maniacalmente impedendo loro di sgarrare con malefici espedienti (Giocatore: voglio uscire dall'edificio. Narratore: La porta è bloccata) e questi sono i master peggiori che una persona potrebbe mai avere perchè non sono in grado di improvvisare. L'improvvisazione è essenziale per un narratore. Egli (O ome dice un mio amico: Il Vate) deve lasciare libertà ai giocatori di fare quello che vogliono ma trovare il modo di fare incontrare loro i PNG principali che darano loro le informazioni, o comunque di far trovare in ogni caso gli indizi per risolvere la situazione. Inoltre il narratore non può umanamente prevedere tutto... Anche solo un lancio di dado molto sfortunato (vedi dopo).
I giocatori dal canto loro creano il personaggio e lo giocano. Ogni gioco ha le sue regole per la creazione del personaggio, e le "statistiche" alias le cose che il personaggio sa fare le si mette su una scheda (an che nel GdR dal vivo, dove interpreti proprio il persnaggio invece che star seduto a un tavolo, hai la scheda con le caratteristiche.). Inoltre il giocatore decide il background (da dove viene? Perchè è così?) cosa che peraltro non tutti fanno (io la trovo una parte essenziale per sviluppare una psicologia credibile) e l'inclinazione morale del personaggio, che in teoria non dovrebbe cozzare con quella dei PG degli altri, ma non è una regola assoluta visto che comunqe hogiocato in gruppi "buoni" con malvagio infiltrato senza grossi problemi. Dall' inclinazione morale del gruppo ci si può aspettare un certo di comportamento e di storia. Il giocatore deve calarsi nella parte e a seconda di quell che succede agire. Faccio un esempio. Master: "Vedete una porta davanti a voi" Giocatore" Come è fatta"? Master "è di ferro, completamente decorata con bassorilievi." Il giocatore, a seconda del personaggio che ha, potrebbe cercare di aprirla, sfondarla, scassinarla, eccetera. Non ci sono vincitori nel gioco, anzi, per dirla bene o tutti vincono o tutti muoiono. Le avventure possono andare avanti mesi (in certi casi anni) perchè una cosa importante è che il personaggio col tempo migliora grazie ai "punti esperienza": a seconda di quello che il personaggio fa, e di come il giocatore si è calato nel persnaggio (mgari giocando in modo sfavorevole alla situazione: Tipico esempio il ladro avido che ruba nel mezzo di una delicata missione diplomatica) il narratore dà i punti esperienza. Più punti ha più il personaggio diventa forte (i punti possono essere spesi per comprare delle abilità, o servono per fare avanzare di livello il persnaggio con conseguente aumento delle abilità).
Carta matita e dadi servono per il gioco da tavolo. Il personaggio ha la scheda, e il giocarore scrive su essa le caratteristiche, se il personaggio è ferito eccetera. Si misura tutto in punti o tratto. Punti o tratti caratteristica, punti o tratti ferita e così via. I dadi servono perchè, a seconda del sistema di gioco (ogni sistema ha regole diverse), non sempre il narratore decide a priori cosa succede ai personaggi. A volte devono fare dei tiri. Solitamente il punteggio che si ha nelle abilità influenza in meglio il tiro del dado. Ovviamente se sei più bravo a fare qualcosa è più facile che tu riesca nell'intento. Esempio facile: D&D. Il ladro che si nasconde dalla guardia tira per vedere se riese. Più il ladro è bravo più può sommare al tiro del dado. Anche la guardia tira. Se fa più alto ha visto il ladro. Il master agisce di conseguenza. Lo stesso vale per i combattimenti. Insomma, anche qui è importante improvvisare. Una sfortuna atroce(oops, sei scivolato sul tappeto di foglie bagnate, cadi facendo un rumore terribile) capita anche al ladro più esperto. A volte i nemici più forti vengono fregati da tiri pessimi(assassino letale calpesta ramoscello seco. Guerriero fortissimo manca clamorosamente il colpo).
Spero di essere stata chiara, nonostante tutto sono stata abbastanza sintetica quindi se ti sembra che io abbia omesso informazioni interesanti dimmelo. Come ho già detto è più facile giocare direttamente...
in le altre me
sabato, 22 gennaio 2005
Il mio primo personaggio di Vampire The Masquerade, Sheol, è stato anche il mio rimo pg di gioco di ruolo. Ho cominciato senza nemmeno sapere cosa fosse un gdr... E devo dire che pian piano sono riuscita a sviluppare bene il caratteraccio di questa Tremere cinica e pessimista.
Il mio primo personaggio di dungeons and Dragons è Arines, un'elfa maga-ladra. Il mio amore per gli elfi tolkeniani mi porta a giocare quasi sempre membri di questa razza... Va beh, ognuno ha le sue preferenze, del resto.
Per oggi posto questi due background, perchè meritano di spiccare in mezzo agli altri!
in le altre me
sabato, 22 gennaio 2005
Il mio nome è Arines, figlia di Kormah, elfa lunare di Evermeet.
Kormah in gioventù ha vissuto qui, in questi luoghi ameni. Forse avete sentito parlare di lui, era un potente mago. Era sposato con Eilwyn, una barda danzatrice, che gli ha dato un figlio proprio in questa foresta. Non conosco il suo nome, non me lo hanno mai rivelato, chiusi com’erano nel loro dolore. Conosco solo il nomignolo affettuoso che gli avevano dato: Kormil. I miei riversarono tutte le loro speranze su di lui, pensandolo già successore di Kormah nell’ arte magica.
Mio fratello è morto, sbranato da una fiera, o forse ucciso da qualche mostruosa creatura. Rimase di lui solo un panno insanguinato, che mia madre portò sul cuore fino alla morte. I miei genitori non ressero il colpo della sparizione di mio fratello: non avrebbe mai raggiunto l’Avernaith e per loro era la cosa più tragica che potesse capitare ad un elfo. Si trasferirono ad Evermeet, per fuggire dal loro dolore, e lì mio padre divenne stimato, ricco e potente fra gli elfi del luogo. Mia madre gli diede una figlia.
Poverino, che delusione.
Sono nata una notte di luna piena e mia madre dice che è per questo che ho capelli ed occhi color argento, e sono eterea ed esile come un raggio di luna. Ma essendo lei una barda non ho mai del tutto creduto a quello che raccontava, in fondo è appurato che molte delle sue storie erano completamente inventate. Comunque sia, certamente è una cosa strana, mia madre aveva i capelli dorati, occhi color cielo ed era così bella da togliere il fiato e mio padre invece aveva una chioma nera come la notte, così come gli occhi. Mio fratello mi avevano detto somigliasse a Kormah come una goccia d’acqua, ma avesse preso gli occhi celesti di mia madre. Io invece non assomigliavo per niente nè a lui nè a mia madre. Una maga amica di mio padre lo prendeva in giro dicendo che mia madre si era divertita con qualcun altro, magari con un dio come nelle leggende... Mi chiamò lei Arines per la prima volta, il nome che mantengo tuttora e significa “Cuore d’argento”. Comunque sia, la luna piena mi è amica. A volte sento la sua voce che mi consiglia e mi conforta. E di conforto ne ho avuto parecchio bisogno, durante i miei studi della magia. Perchè ora ero io il successore di Kormah, che lo volessi oppure no. Il mio era un padre autoritario, e passai giorni e notti della mia lunga vita ad odiarlo profondamente per avermi rubato la mia gioventù. Fu un duro, durissimo addestramento, oltretutto subito controvoglia, mentre venivo sempre confrontata con un fratello inesistente, che sicuramente sarebbe diventato un grande, grande mago. Mentre io, ero sì intelligente, ma a sentir lui non abbastanza disciplinata. Perchè non prendevo esempio dai figli degli altri maghi suoi amici, così impegnati nello studio? Koril l’avrebbe fatto.Mio fratello. Avrei davvero voluto conoscerlo. La mia vita sarebbe stata diversa. Avrei potuto diventare una barda come mia madre, la quale per consolarmi mi insegnò a suonare le antiche ballate elfiche del continente con il mio flauto. Ma non tutti possono essere sempre felici, ed io crebbi studiando la magia ed esercitandomi con l’arco, ogni tanto, per non diventare malaticcia e , in un futuro, non riuscire a lanciare gli incantesimi più potenti ed estenuanti.
Il tempo passa per tutti, anche per gli elfi, e la bambina dagli occhi di luna diventò una ragazza da marito. E un elfo dagli occhi luminosi, un elfo solare, chiese la mia mano. Era stata mia madre a circuirlo per bene, dicendogli che ero certamente una delle protette di Corellon, che mi aveva donato il potere di conversare con la luna. Cosa strana che lui vi abbia creduto.
Ardeth, un potente chierico di famiglia nobile e rispettata, fu subito accettato da mio padre. Bellissimo, il mio fidanzato, gentile e premuroso, quasi tenero.
Non mi ha mai toccata nemmeno con un dito. La sua gentilezza era solo arroganza. Io ero sua, non si discuteva su questo. Ero un investimento a lungo termine, da non rovinare. Perchè sprecarsi a baciarmi, a darmi un po’ della tenerezza che una donna si aspetta dal suo uomo quando dopo il matrimonio avrebbe avuto tutta l’eternità per farlo? Io ero una ragazza pura e tale dovevo rimanere. Bisogna rispettare il costume degli avi, questo mi sentivo dire ogni volta che mi azzardavo a sfiorarlo con un dito. Non comportarti in modo sconveniente, piccola mia., era la sua frase preferita.
Tutto ciò mi ha spinto ad esercitare le mie innate capacità di ladra. Evasione, semplice evasione e trasgressione giovanile, penserebbe chiunque. Fatto sta che ero brava, e parecchio. Avevo la grazia di mia madre, e sapevo usarla. Perchè rinunciare ad un talento? Imparai bene l’arte di sgraffignare e fare le cose di nascosto. Non rubavo mai agli amici o alle persone care. Ma Ardeth non rientrava nella categoria e così mi sono tenuta alcuni suoi gingilli per ricordo.
Rubare non salva dalle nozze.
Il fatidico giorno in cui il sacro vincolo sarebbe stato ufficializzato si avvicinava. Un’eterna prigione! Stavo seriamente considerando l’alternativa dell’Avernaith quando una lettera mi salvò. Una lettera dal continente, dalla migliore amica di mia madre, una dei pochi elfi che ancora perseveravano nella vita in quei luoghi ormai per noi inospitali. Una fievole speranza: pare che mio fratello sia ancora vivo, da qualche parte, sul continente. Ho intercettato la lettera prima che i miei potessero vederla: troppa speranza li avrebbe fatti soffrire ancora di più. Avrebbero anche potuto decidere di tornare alla loro vecchia patria, e sarebbe stata una perdita per Evermeet, visto che ormai mio padre si era reso indispensabile.
Ma io non ero affatto indispensabile.
Scappai da Evermeet, lasciando i miei genitori ed il mio fidanzato la notte del mio centesimo compleanno, la notte prima delle nozze.
C’era la luna piena. Fu la luna a dirmi di andare, ed io andai. Baciai il mio fidanzato dormiente e gli sfilai il simbolo di Corellon Larethian che portava addosso. Così avrei sempre ricordato la mia patria.
Ma Corellon da quel momento non sarebbe stato più il mio dio.
Passarono gli anni nella ricerca di mio fratello .
Vagai da sola per dieci anni nel continente e l’unica cosa che somigliasse solo vagamente ad un elfo lunare che trovai fu un bardo mezz’elfo che mi diede notizia della battaglia. Ero appena giunta in una locanda ai confini di una terra chiamata Shadowdale, dove pareva che mio fratello si fosse rifugiato, e quel bardo mezz’elfo piuttosto chiacchierone mi notò e mi diede notizie della mia terra. Ad Evermeet la mia gente si era dovuta scontrare con malvagie forze oscure. Di che forze si trattassero non sono riuscita a saperlo, si vocifera che fossero degli Sahvagin, approdati ad Evermeet con la ferma intenzione di saccheggiarla fino all’ultima risorsa. Ma il bardo non ne era sicuro, disse di avere incontrato un sopravvissuto in stato troppo confusionale per raccontare tutto in modo connesso. Però il sopravvissuto aveva notizie della mia famiglia. Mio padre morì nella battaglia. Mia madre si lasciò uccidere, distrutta dal dolore. Non so che fine abbia fatto Ardeth, ma se è ancora vivo non ha fatto nulla per cercarmi.
Non c’è da biasimarlo, anche io avrei fatto lo stesso. So che tutta la sua stirpe è perita.
Alla fine gli elfi hanno trionfato, ma a che prezzo?
A Shadowdale mi sono poi unita ad una compagnia di avventurieri, la compagnia della Lama Azzurra, attirata dalla presenza di un altro elfo argentato, che non è mio fratello ma un elfo della lama danzante che si è offerto di insegnarmi le sue conoscenze magiche.Gli avventurieri mi hanno accolta fra loro, e penso che insieme a loro la possibilità di trovare mio fratello potrebbe aumentare.
Mi sono affezionata subito a tutti. Io sono più debole di loro, per quanti sforzi faccia, e credo che prima o poi anche io non ce la farò. Ce la metterò tutta perchè ci tengo alla mia vita. La ricompensa sarà il potere o la morte.
Non ho paura del destino. Mio fratello probabilmente è davvero stato ucciso, nonostante la mia fievole speranza di trovarlo. I miei genitori non vedranno mai l’Avernaith. Probabilmente nemmeno io vi giungerò mai. Non me ne cruccio, non avrei nessuno da rivedere laggiù.
Potrei cambiare idea, se ritrovassi mio fratello, o qualcuno con cui valga la pena giungere nell’altro mondo.
Entrambe cose molto difficili.
Arines di Evermeet, vostra per gli anni a venire.
CieloAmaranto, come il cielo al tramonto quando le nuvole si tingono di una intensa tinta rosso sangue ed il sole diventa enorme ed infuocato. Un cielo vivo, intenso e libero.
Un Bardo Errante, che viaggia per le Terre del Sogno e porta indietro Storie.
Un Ingegno Smisurato Per Il Mago E' Dono Grato
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"And ye shall know the truth and the truth shall make you mad."
-Aldous Huxley
(Non ho potuto resistere...)
I miei Sogni. Diventare ciò che Voglio Essere. Gli Amici Veri. Il mio Unico Amore. La Musica. Scrivere. L'Arte In Tutte Le Sue Forme. L'Antichità. I Celti. Disegnare. I Vampiri, Da Tempo Immemorabile. Giocare di Ruolo(Il Vecchio World of Darkness, Dragonlance)e Ovviamente Narrare Ovvero Masterizzare. Il Cinema. Il Medioevo. Recitare. Il Teatro. Le Leggende. Le Favole. La Mitologia. Il Gotico. L'Antropologia. Viaggiare. Praga. La Frenesia Del Vagabondo. La Fantasia.
Chi mi Giudica per Come mi Vesto. Chi Pensa che io Sia una Deviata Adoratrice del Demonio solo perchè Ascolto Metal e Gioco di Ruolo. Chi Commenta i miei Capelli. i Razzisti. gli Ipocriti. le Masse. Chi Crede a Tutto Quello che Dicono i Telegiornali. Lucignolo. Chi Giudica Senza Prima Essersi Informato. Chi Non Ammette I Propri Errori. Chi dà Consigli Scontati. le Frasi Fatte. i Falsi Amici. Le Persone Non Trovando dei Valori in cui Credono Davvero si Uniformano ai Valori che gli Vengono Inculcati Senza Pensare Se Siano Giusti. i Dogmi .
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La Serie dell'Inquisitore Eymerich. Neil Gaiman. Romanzi Storici. Umberto Eco. La Famiglia. Memoriale Del Convento. Favole. Andersen. Calvino. Edipo. I Cosiddetti Classici. Poesie. William Blake. Leopardi. Dante. Racconti Originali. Molto altro ancora...
Blind Guardian. Nightwish. Korn. Lacuna Coil. Slipknot. System Of A Down. Diary Of Dreams. Within Temptation. Time Machine. Cradle Of Filth. Angra. Metallica. Haggard. Rhapsody. Lacrimosa. Depeche Mode. Kent. The 69 Eyes. Theatre Of Tragedy. After Forever. Musica Celtica. Loreena McKennitt. Molto altro ancora...
Riuscire a Laurearmi. Tornare in Irlanda. Fare un Lungo Giro della Nostra Italia. Andare a Vivere Con il Mio Amore. Pubblicare il Romanzo che sto Scrivendo con Lui. Ritrovare cose Vecchie Mantenendo quelle Nuove. Essere Più Tollerante. Vedere un altro Concerto dei Blind Guardian. Terminare il Sito di La Torre Di Vetro con LanAwnShee. Non Piangere Più. Andare Sull'Isola Che Non C'è. Non Smettere Mai di Credere Nelle Fate. Non Diventare Mai Noiosa.
Il Sonno Della Ragione...
Ovvero:
La mia Isola che Non c'E'.
Il Mio Paese Delle Meraviglie,
Il Mio Regno di Oz,
I miei Reami Dimenticati,
La Mia Terra di Mezzo,
Sotto Un Cielo Amaranto.
Un Patetico Tentativo Di Sgarbugliare i Fili Della Mia Esistenza...
Un Egocentrico Omaggio Alla Mia Mente Contorta.
Bisogno di rinnovo, ritorno alle tre colonne.
Dedicato alla splendida canzone degli Haggard.
Considerato che ultimamente il mio blog è preso d'assalto da commenti inutili ho deciso di mettere tre semplici regoline.
1-Niente pubblicità o propaganda politica. L'unica pubblicità ad altri blog che voglio ce la metto da sola, idem per l'eventuale propaganda.
2-I commenti devono essere inerenti all'argomento del post.
3- I commenti devono essere scitti in italiano decente. Niente "x", "k" ed affini, non stiamo giocando ai piccoli crittografi.
Patti chiari, amicizia lunga.
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